La nostra Storia 2017-01-26T16:09:18+00:00

Vi racconto una storia

Corre l’anno 1919, quando il foot-ball, quello strano sport nato in Inghilterra  e giocato con i piedi e non con le mani, arriva a Cairo Montenotte. Nonostante lo scetticismo degli abitanti, due amici savonesi, Ciarlo e Saettone, frequentatori del paese per motivi sentimentali, cercano di realizzare il loro sogno: formare a Cairo una squadra di calcio. L’iniziativa incuriosisce il giovane Benedetto Brin, soprannominato Betto, figlio di un valoroso ammiraglio, che diventerà uno dei protagonisti della storia della futura U.S.D. Cairese. Saettone e Ciarlo riescono grazie al suo aiuto a progettare l’impossibile: la prima partita di calcio a Cairo, che alcuni amici di Betto e sportivi del pallone elastico, tra cui Pietro Astesiano, Pietro Torelli, Alfredo Maia, Tirol e Nino Garassino,  giocano in Piazza della Vittoria contro la Veloce. Il match seguito da una folla incuriosita finisce 5 a 0 per i savonesi, sollevando non poche proteste, che scoraggiano più d’uno nell’insistere nell’impresa. Principali problemi: i carri non possono transitare per la piazza durante le partite e qualche vetro di troppo era andato in frantumi all’Albergo Montenotte. La Cairese, però, prosegue impavida nella sua attività e in breve tempo non solo trova un nuovo luogo dove giocare (il campo degli Aneti) ma costruisce anche un campo di allenamento vicino alla piazza. Viene, inoltre, adottata una nuova divisa sociale, che il portiere Giovanni Guido suggerisce azzurra per evitare quella nera imposta dal fascismo e nasce il C.C.C., Circolo Cairese Calcio, che diventa la meta serale dei giovani del paese, quei giovani che Brin, ora diventato presidente factotum, sogna di vedere in azzurro.

Passano gli anni e la Cairese fiorisce, sempre più abitanti si appassionano al gioco del calcio e  nuovi ragazzi decidono di dilettarsi in questo sport , formando la squadra che nel 1927 vince il girone circondariale di Savona del campionato U.L.I.C. Ma la successiva sconfitta di misura rimediata allo stadio Marassi di Genova contro l’Andrea Doria (l’antenata dell’attuale Sampdoria) impedisce a Passarotto e compagni di conquistare il primato regionale.

ANNI ‘30-‘40-‘50-‘60

Arrivano gli anni ’30 e la società cairese in rapida trasformazione diventa fulcro della grande industria e non sa più che farsene di una squadra di ragazzi di paese. I giocatori ormai hanno oltrepassato la trentina e l’anima della compagine, Giovanni Guido si trasferisce per lavoro a Savona, Benedetto Brin è costretto a rassegnarsi. Altri cercano di prendere il suo posto, come il parroco don Savio, che nel 1937 fonda l’Aurora, una squadra parrocchiale con l’obiettivo mirato alla maturazione morale ed agonistica dei giovani del paese. Ma il sogno di Brin diventa realtà solo con Cesare Queirazza, detto Cesarin,
che in breve tempo e con l’aiuto di personaggi capaci e volenterosi riesce a ricostruire la squadra che ormai sembrava essersi persa nella memoria dei cairesi.Il primo ostacolo è rappresentato dal campo, ma grazie al lavoro del segretario politico del Comune, il veterinario Borghi, che trova un accordo con la famiglia Cambiaso,  l’amministrazione ha a disposizione il terreno per realizzare il campo sportivo “Capitano Pilota Bruno Mussolini” in corso Capitano Ciano, che verrà successivamente intitolato al campione degli anni ’40 Lionello Rizzo. Ora non resta che iscriversi alla Federazione Italiana Gioco Calcio, la richiesta viene mandata il 5 ottobre 1941, data che ufficializza la nascita dell’Unione Sportiva Cairese. I giocatori chiamati ad indossare la maglia (ora rossoblu) provengono non solo da Cairo, ma anche dalla riviera e dai paesi limitrofi. Queirazza vuole creare una squadra che possa competere a livello federale e riesce a mescolare i giusti ingredienti. La Cairese, infatti, fin dal suo esordio  in Prima Divisione si fa notare nel panorama calcistico ligure e dopo la sospensione del campionato durante la guerra la squadra ora presieduta da Mallarino ritorna in campo con tanta grinta e voglia di fare bene. Si arriva così alla stagione 1946-47, anno in cui gli azzurri affrontano per la prima volta la prova della Serie C regionale, guadagnandosi il soprannome di “Cairese saracinesca” per un esaltante susseguirsi di prestazioni positive scandite da una sfilza di vittorie per 3-0. Non della stessa fortuna le due stagioni successive che vedono la Cairese arretrare nel campionato di Prima Categoria.

Passano due decenni caratterizzati da alti e bassi , cambi di presidenza e di allenatori, le prestazioni di Papes e di Pierucci che insieme a giocatori locali fanno sognare i tifosi per il buon gioco e per gli ottimi risultati ottenuti tra i dilettanti, e soprattutto il lavoro di Pietro Negro( arrivato nell’era Cesarin) come direttore tecnico della squadra che grazie alle sue competenze, al suo carisma e alla sua passione riesce a mantenere ancorato il pubblico di fedeli.

ANNI ’70-‘80

Con il sopraggiungere degli anni ’70, la crisi energetica e l’abbandono di Negro portano a un periodo di numerosi mutamenti, ma la Cairese riesce a reggersi in piedi grazie all’autentica passione di un gruppo di dirigenti capaci di prestare disinteressatamente la loro opera pur di proseguire l’attività agonista. I dirigenti Artusio, Donesana, Cirio, Rebuffo, Camera, Perasso ed Esposito si alternano a mansioni più umili pur di consentire alla Cairese di esistere. Si cerca di valorizzare i giovani locali acquistando ragazzi valbormidesi trasferitasi al Savona (Campora, Caviglia, Bordino, Lambertini e Veneziano) o attingendo al settore giovanile.

Nonostante gli ottimi risultati di questi anni, i tempi gialloblu sono ormai maturi e lasciano il posto al tornado Cesare Brin, che diventa presidente nel 1977. Un personaggio importante non solo per la Cairese, ma anche per tutto il mondo del calcio dilettantistico grazie alla sua straordinaria dialettica, la moderna ricerca del consenso di massa, la prepotenza tipica del predestinato alla vittoria. Con lui la cronaca calcistica si confonde con la quella sociale, nei bar si parla sempre e solo di Cairese, millecinquecento sono in media gli spettatori che assistano alle partite casalinghe e grazie a lui la Cairese riesce a risalire dall’anonima Prima Categoria alla Serie C. Protagonisti principali di questa cavalcata sono il bomber Antonio Marcolini, il leader Miro Zunino, il regista Giovanni Ottonello e la bandiera Mario Bertone, l’unico in quella squadra ad aver vissuto per intero l’esperienza dal calcio dilettantistico a quello professionistico.

Il sogno gialloblu inizia nel 1981, quando dopo una stagione da record, la compagine arriva in Promozione con l’obiettivo non solo di aggiudicarsi il campionato, ma anche di sconfiggere la rivale Carcarese e riesce senza troppe difficoltà nel suo intento.  Proprio qui arriva il bello, dopo due anni in cui la squadra di Brin milita nella categoria Interregionale, e dopo uno spareggio perso onorevolmente con la Pro Vercelli , il professionismo non è più un sogno, ma una concreta opportunità. Il traguardo viene raggiunto nella stagione 1984 -85, duemila tifosi festeggiano tra palloncini e frittelle la promozione in Serie C2.

ANNI ’90-2000

Inizia così una nuova era, quella di Franco pensiero che diventa presidente nel 1989.

Tutto il mandato dell’imprenditore cairese è caratterizzato da una strategia netta ed opposta rispetto a quella di Cesare Brin: la precisa volontà di fare del settore giovanile il fiore all’occhiello della società, dal quale attingere le forze che avrebbero poi fatto diventare grande la prima squadra, senza così affidarsi ad un mercato diventato ormai troppo oneroso. Un altro aspetto fondamentale della presidenza Pensiero è la trasformazione della Cairese in una realtà calcistica moderna, grazie alla separazione tra la società, intesa in senso dirigistico, e la gestione tecnica della squadra, affidata all’esperto Carlo Pizzorno con la carica di direttore del settore sportivo. Gli addetti ai lavori si impegnano così a riportare la squadra, là dove merita: in Interregionale. Sogno raggiunto nella stagione 1990-91, nella quale la Cairese di mister Paolo Tonelli  e di Enrico Vella riesce a conquistare il salto di categoria dopo aver vinto il campionato e lo spareggio con il Lavagna. Ma una sorpresa attende la società gialloblu: i confini territoriali del torneo vengono decisamente allargati, provocando un aggravio dei costi. La dirigenza prova comunque con oculatezza a creare una squadra in grado di competere , le scelte, seppur non sbagliate e volte a dare fiducia a  giovani promettenti,portano a fine stagione alla preventivata retrocessione. La società, però, si convince che quella è la strada da seguire. Così nella stagione successiva affida la panchina a Franco Bagnasco, il tecnico della Juniores, che da spazio alle promesse del vivaio, riuscendo a chiudere il campionato in quarta posizione e vincendo i due derby con la Carcarese. Ottime prestazioni anche negli anni successivi, quando la Cairese viene guidata da Corrado Orcino, che accoglie con entusiasmo l’invito del presidente Pensiero, in quanto abituato a privilegiare quegli elementi non ancora calcisticamente maturi e quindi facilmente plasmabili sotto il profilo tecnico. Arrivano a Cairo tra il 1993 e il 1994 numerosi giovani, tra cui Massimo Cristino, Franz Laoretti, Lorenzo Bertonasco e Matteo Giribone.

Tutte le stagioni successive fino ai giorni nostri sono caratterizzate da una continuità della Cairese che riesce, seppur con qualche scivolone, a mantenersi sempre nelle categorie più alte del campionato dilettantistico. Tra gli avvenimenti più importanti di questi decenni ricordiamo quello che possiamo definire l’ultimo derby storico tra Cairese e Carcarese del 2008. Una grande folla di pubblico a tifare ed assistere i propri beniamini locali, come da tanto tempo non si vedeva negli stadi valbormidesi e una grande vittoria della squadra di Monteforte che riesce a conquistare la promozione agli spareggi, ritornando in Eccellenza, categoria fin ad ora mai abbandonata. Altro momento topico della storia recente la stagione 2010-11, nella quale il team guidato da Benzi tenta il salto di categoria. All’inizio della stagione grazie anche a una squadra attrezzata da giocatori d’esperienza e per questo molto onerosa, i gialloblu dominano il campionato, ma i risultati negativi delle ultime giornate fanno sì che la Cairese chiuda al terzo posto. È da questa annata che la dirigenza decide di continuare a puntare sulla sua politica iniziale: la valorizzazione dei giovani, riuscendo a raggiungere così il giusto binomio tra l’alto livello di categoria e la salute economica della società. Nel 2016 l’ultima e più recente svolta Franco Pensiero decide di abbandonare la presidenza gialloblu dopo 26 anni. Subentra al suo posto il commercialista Samuele Patuto, coadiuvato dalla bandiera Mario Bertone e da una cordata di imprenditori pronti ad investire e rendere ancora grande questa società.